Certe forme nascono dal caso, altre dalla visione.
Quella che oggi è diventata l’identità visiva di Astec, il nostro logo, affonda le sue radici proprio lì, dove è iniziata una delle sfide più ambiziose della nostra storia: lo sbarco di Astec negli Stati Uniti, nel 1996.
Questa è la storia di come un progetto architettonico si è trasformato in un segno d’identità, diventando il simbolo di un intero modo di fare impresa.
Era il primo grande progetto oltreoceano, un incarico che ci avrebbe portato nel cuore della North Carolina, per la prima sede americana del gruppo Natuzzi.
Un edificio imponente, di quattro piani, concepito con un segno architettonico potente: una parete di 1.200 mq ispirata alla prua di una nave, rivestita interamente in lega di rame brunita.
Da una facciata è nato un simbolo: quella chiglia scolpita nel metallo, con la sua curva netta e dinamica, rappresentava una nuova immagine, l’approdo, l’inizio di un nuovo percorso internazionale per il nostro lavoro. E anche per il nostro modo di raccontarlo.
Il logo prende forma
È proprio da quella geometria, dalla prua di quella “nave” in rame, che ha preso ispirazione il nostro logo.
Una forma essenziale ma riconoscibile, che rimanda al dinamismo, al coraggio e alla precisione: le stesse qualità che ci hanno guidato in quel progetto, composto da 900 pannelli tutti diversi, lavorati con tolleranze millimetriche e installati in appena 196 giorni.
Ma c’è di più: la scelta della lega di rame brunita non fu casuale. Il cliente, che lavora da sempre con materiali come la pelle, cercava un rivestimento che potesse avere lo stesso linguaggio: una superficie viva, materica, capace di trasformarsi nel tempo. Il bronzo, che invecchia e muta come il cuoio, fu la risposta perfetta.
Anche la geometria della facciata era estremamente complessa: un profilo curvo e irregolare da gestire in un contesto internazionale, con un costruttore americano. Una sfida tecnica e culturale che ha richiesto tutta la nostra capacità progettuale.
Ed è proprio da questo processo artigianale che è emerso, quasi per caso, un pannello più chiaro degli altri. Una variazione naturale del processo di brunitura manuale che ha dato vita a un segno distintivo, inaspettato.
Quel dettaglio, nato dal gesto umano, è diventato il simbolo dell’intero progetto.
Un simbolo che ci rappresenta
Quello per Natuzzi non fu solo un progetto di eccellenza tecnica e organizzativa ma rappresentò un ponte tra l’Italia e l’America, tra artigianalità e industria, tra materiali antichi come il bronzo e soluzioni architettoniche contemporanee.
Oggi, quel simbolo vive nel nostro marchio, raccontando la nostra identità: solida, essenziale, in costante movimento.
Curiosità tecnica: Per la facciata furono utilizzati 115.000 kg di laminati in lega di rame. Ogni pannello, unico per forma e dimensione, fu realizzato con estrema cura, mantenendo fughe di separazione di 30 mm con precisione assoluta. Il pannello più chiaro è frutto di una variazione naturale nel processo di brunitura manuale, che rende ogni pezzo irripetibile e autenticamente artigianale.
